Dalla condanna di un direttore generale alla sicurezza del personale sanitario: quando la responsabilità è anche manageriale

La recente conferma della condanna a tre anni e sei mesi di reclusione nei confronti di un ex direttore generale di una azienda sanitaria pubblica segna un importante punto di svolta nella concezione della responsabilità sanitaria in Italia.

Il caso, legato al tragico omicidio di una psichiatra avvenuto nel 2013 ad opera di un paziente con decine di coltellate all’interno di un centro di salute mentale, solleva interrogativi profondi non solo sul piano giuridico, ma anche su quello etico e organizzativo del sistema sanitario nazionale.

Quando l’omessa sicurezza diventa responsabilità penale

La condanna per omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro rappresenta un precedente significativo. Il tribunale aveva infatti riconosciuto una diretta correlazione tra le carenze organizzativo-strutturali del servizio e l’evento tragico, attribuendo al manager sanitario una precisa responsabilità per non aver garantito le condizioni di sicurezza necessarie nella struttura.

Questa pronuncia porta alla luce un principio fondamentale: la sicurezza delle cure non può prescindere dalla sicurezza degli operatori sanitari, e quest’ultima non è un elemento accessorio o facoltativo, ma un requisito essenziale che ricade direttamente sulle spalle di chi ha responsabilità dirigenziali.

La dimensione sistemica della responsabilità sanitaria

Troppo spesso la narrativa dominante tende a individualizzare l’errore in medicina, focalizzandosi sulle responsabilità del singolo professionista sanitario. Il caso in esame ci dimostra, invece, come la responsabilità sanitaria abbia necessariamente una dimensione sistemica e organizzativa che coinvolge in modo diretto i livelli manageriali.

La sicurezza in ambito sanitario non può essere delegata esclusivamente alla diligenza del singolo operatore, ma richiede:

  • un’attenta valutazione dei rischi a livello strutturale e organizzativo;
  • procedure codificate e protocolli di sicurezza adeguati;
  • formazione continua del personale sulle tematiche della sicurezza;
  • risorse adeguate e proporzionate ai rischi specifici di ogni contesto operativo.

Il quadro normativo di riferimento

La condanna si fonda principalmente su due riferimenti normativi:

  1. Il Decreto Legislativo 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro), che disciplina in modo dettagliato le norme per la sicurezza e la salute dei lavoratori, stabilendo procedure e responsabilità in capo ai dirigenti;
  2. L’articolo 2087 del Codice Civile, che obbliga il datore di lavoro ad “adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro“.

Nel caso specifico, all’ex direttore generale è stata contestata l’omissione di atti d’ufficio e la mancata predisposizione del Documento di Valutazione dei Rischi, strumento fondamentale per identificare e gestire le criticità in ambito lavorativo.

Dalla responsabilità individuale a quella organizzativa: un cambio di paradigma

La vicenda suggerisce la necessità di un cambio di paradigma nella gestione del rischio clinico e della sicurezza in ambito sanitario. Se tradizionalmente l’attenzione si è concentrata sulla responsabilità del singolo professionista, oggi è indispensabile sviluppare un approccio sistemico che consideri:

  • la responsabilità condivisa tra livelli operativi e dirigenziali,
  • la governance clinica come strumento di miglioramento continuo della qualità e della sicurezza,
  • l’analisi proattiva dei rischi come elemento essenziale della programmazione sanitaria, nonché
  • la cultura organizzativa come fattore determinante per la sicurezza degli operatori.

Una live su questi temi

Proprio per la particolarità e complessità di questo caso, Fondazione SANIRE sta organizzando un evento pubblico in diretta streaming, volto a stimolare una riflessione collettiva sui temi della sicurezza delle cure e della responsabilità sanitaria.

A partire dalla recente sentenza, l’incontro intende ampliare l’analisi oltre la responsabilità del singolo operatore, per includere l’intero assetto organizzativo, fino ai vertici della direzione strategica. Non può esistere una buona assistenza sanitaria in un contesto che non tuteli adeguatamente i suoi professionisti, e la responsabilità di garantire questa tutela non è solo individuale, ma anche e soprattutto organizzativa e manageriale.

La live si terrà il prossimo 7 maggio, dalle 17 alle 18:30 su Zoom. Parteciperanno membri della Fondazione, gli avvocati La Forgia e Avitabile, legali della famiglia della psichiatra uccisa, e Luca Milano, presidente dell’Ordine dei Medici di Benevento. Seguiranno maggiori dettagli nei prossimi giorni, seguiteci sulla nostra pagina Linkedin!